FILM
Sulle mie spalle
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SINOSSI

Le storie di due famiglie e alcuni personaggi di spicco della città di Padova [persone realmente esistite le cui vite sono state rigorosamente documentate] che attraversano la tragedia del primo conflitto mondiale e proseguono, nei difficilissimi anni del dopoguerra, affrontando piccoli e grandi sacrifici e fronteggiando i grandi dolori della vita proprio grazie all’aiuto di padre Leopoldo. La famiglia Benussi vede il suo primogenito Andrea, interventista e volontario, contro il volere del padre scatenando tensioni familiari che si trascineranno per anni. La famiglia del dottor Guido Filangeri vede invece la giovane figlia Diletta impegnata nel sostenere il padre vedovo che perde l’unico figlio in guerra. Andrea e Diletta si incontreranno quando Andrea intraprenderà una coraggiosa avventura commerciale (la creazione di un’impresa produttrice di componenti per le prime radio). Il loro rapporto, tra alti e bassi, sempre in bilico, si rafforzerà grazie alla figura di padre Leopoldo che porterà la giovane coppia a ritrovare una serenità impensata dopo un evento drammatico che potrebbe distruggere le loro vite ed il loro amore.

NOTE DEL REGISTA

Dopo aver realizzato un film sulla vita di sant’Antonio [Antonio Guerriero di Dio – 2006], oggi scopro la vita di un altro uomo, proclamato poi santo, che ha vissuto una parte della sua vita nella città di Padova. Fare un film sui santi più conosciuti, che Dio e la storia ci hanno regalato, è sicuramente più facile. Mettere il loro nome sul titolo, come mi è accaduto con Antonio, permette di attirare l’attenzione e far conoscere immediatamente il tema storico-biografico, nella sua drammaturgia. Padre Leopoldo Mandić, cappuccino, non è un santo “famoso” ma la gente che lo ha conosciuto lo ricorda come un uomo meraviglioso. Il progetto non lo si desidera sviluppare sulla sua vita didascalica di uomo di Dio, ma sarà la gente che lo ha conosciuto, con le sue storie, che racconterà la storia di Leopoldo. Il suo non essere “famoso” tra i santi vuol dire poco.

Molto spesso una piccola storia, nascosta tra le mura di una piccola casa, può diventare il messaggio più dirompente del secolo. La storia racconta il periodo che va dal 1915 al 1945.

Il falco che apre e chiude il film e l’ìncipit espresso nel laboratorio dell’ospedale desiderano dare il profondo concetto filosofico di Niccolò Cusano, cardinale di Santa Romana Chiesa nato nel 1401, il quale fonda l’idea che la possibilità di conoscenza si basa sulla proporzione fra noto e ignoto e che l’infinito matematico diventa il modello dell’infinito divino. Il film vuole esprimere il pensiero sull’esistenza di Dio nel concetto delle “dotta ignoranza” e nel desiderio dell’uomo di arrivare a Lui con la conoscenza e/o semmai con l’intuizione. Facendo riferimento al tempo della storia del Film è un tempo che è cambiato solo nel numero degli anni. Tutto il resto è una storia che si ripete. La cosa che suscita interesse è proprio quella dell’attualizzazione del messaggio, le storie di ieri con quelle di oggi, la povertà di allora e quella celata oggi tra le quattro mura di casa. Quanto era grande questo problema ieri e quantomai è odierno.

Uomini che lasciano ogni speranza e spesso si gettano nell’estremo gesto del suicidio. Storie che grazie a padre Leopoldo si intrecciano tra di loro lasciando il segno e che, incredibilmente, si ripetono nella nostra attualità sconcertante e drammatica: tutto ciò diventa fulcro di un messaggio universale.